ZSC Isola Bergeggi-Punta Predani

L’Ente gestore della ZSC Isola Bergeggi-Punta Predani è il Comune di Bergeggi (L.R. n.° 28/2009). Il sito è stato designato ZSC con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 7 aprile 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 98 del 28 aprile 2017.

Area costituita da 2 subsiti: uno insulare ed uno costiero, direttamente antistante.

Sono presenti importanti aspetti di erosione carsica e marina (grotte con reperti che testimoniano passati bradisismi) su substrato dolomitico.
L’isolotto di Bergeggi presenta una costa rocciosa medio-alta, mentre la zona di Punta Predani ha un fondovalle solcato da un piccolo rio.
Tra gli habitat presenti, i frammenti di macchia mediterranea con euforbia arborea e gli aspetti estremamente ridotti con barba di giove sono quelli di maggior valore scientifico.
Sulle rupi presso il mare, soggette agli spruzzi delle onde, non mancano comunità alofitiche a finocchio di mare e statice della riviera.

Grotta marina

Il tratto di costa compreso tra Torre del Mare e l’abitato di Bergeggi, caratterizzato da un’alternarsi di insenature, promontori rocciosi e falesie, ospita la più nota grotta marina della Liguria. La Grotta Marina di Bergeggi costituisce un ambiente di notevole interesse archeologico e naturalistico (compreso nel Sito di Interesse Comunitario Isola Bergeggi-Punta Predani).
Frequentata fin dall’antichità, al suo interno sono stati rinvenuti numerosi reperti paleontologici, risalenti al Neolitico.
Si tratta di una cavità carsica formatasi all’interno di un massiccio di calcari dolomitici, di circa 200 milioni di anni fa (Trias inferiore).
Alla sua genesi hanno concorso processi di varia natura che si sono ripetuti più volte, in tempi diversi. La grotta, nel suo insieme, trova origine nella intensa fatturazione della roccia dolomitica: le acque circolanti all’interno delle principali fratture della roccia, attraverso processi di erosione carsica (dissoluzione del carbonato di calcio contenuto nella roccia) hanno allargato tali fratture fino a creare cavità più o meno importanti. I processi di erosione marina hanno agito solo successivamente, di preferenza là dove la roccia era più carsificata e fratturata, allargando nel tempo le cavità e donando alla grotta l’attuale fisionomia.
Le testimonianze in essa conservate, la morfologia delle pareti e i depositi marini e continentali, permettono di raccogliere dati fondamentali relativi all’evoluzione dell’area durante il Quaternario, le sue modificazioni e gli effetti della tettonica e delle oscillazioni del livello marino legate ai fenomeni glaciali.

Le indagini svolte sulle parti sommerse hanno dimostrato che la grotta costituisce un ambiente notevolmente diversificato e di grande valore naturalistico, oltre che per la ricchezza di fenomeni carsici, anche per la varietà di popolamenti biologici.
Descrizione morfologica ed ecologica (Da “Relazione finale del monitoraggio della Grotta Marina e delle biocenosi infralitorali di scogliera dell’AMP Isola di Bergeggi”, C. Nike Bianchi, M. Montefalcone e C. Morri; 2009).

Nella parte sommersa (tra la superficie e 7 m di profondità) possono essere distinte due zone: il settore occidentale, costituito da una cavità chiusa, comprendente il Lago dal Buco, ed il ramo orientale, che inizia dall’Antro di Remo e sbocca appena oltre la punta rocciosa che chiude a levante l’antro stesso.

Il Lago dal Buco, accessibile attraverso un foro di circa 30 cm che si apre in pendenza nel pavimento della parte emersa della grotta, è costituito da una camera principale, di forma subcircolare di circa 5 m di diametro e con superficie a pelo libero, da una camera più piccola a Nord, sempre a pelo libero, e da due nicchie completamente sommerse: una presenta dimensioni ridotte, mentre l’altra, più grande, giunge sino a 6 m di profondità.

La zona marina prospiciente l’Antro di Remo è nel complesso un anfiteatro roccioso, a pareti verticali o strapiombanti, aperto prevalentemente verso NNE con il fondale situato a circa 2,5 m di profondità.
Dall’Antro di Remo si accede al settore sommerso orientale, un complesso ramo a prevalente sviluppo orizzontale, che comprende uno stretto e tortuoso Cunicolo, con due piccole camere (Prima Camera e Camera delle Luci), un’ampia sala (il Salone), e un lago (Lago dei Limoni).
L’accesso al Cunicolo si trova a 2,5 m di profondità, tra i massi che costituiscono il pavimento dell’Antro. Scendendo un gradino roccioso di circa 50 cm, si accede alla Prima Camera.
Il Cunicolo piega poi bruscamente a sinistra e, superata una stretta soglia, si allarga sulla destra nella Camera delle Luci con una corta diramazione cieca al di là della quale il Cunicolo, lungo complessivamente circa 30 m, prosegue deviando verso sinistra. Il fondo ghiaioso scende leggermente sino alla seconda soglia, dove raggiunge la profondità di 3,5 m, aumentando poi notevolmente la sua pendenza per ricongiungersi al fondo del Salone, a 6 m di profondità. Il passaggio praticabile, da cui si esce verticalmente, si trova due metri prima, sulla volta del Cunicolo.
Il Salone, lungo circa 9 m e largo 6 m, si sviluppa da una profondità di circa 7 m sino a sfiorare la superficie marina ed è in diretta comunicazione, oltre che con il Cunicolo, con il mare aperto e con il Lago dei Limoni, che giunge sino alla superficie. Il Salone comunica con il mare attraverso più aperture poste a livelli diversi, delle quali la sola praticabile si trova a 7 m di profondità. Procedendo all’interno del Salone il fondale sale rapidamente fino ad una stretta soglia, originatasi in corrispondenza di una diaclasi e presentante attualmente una sezione inclinata.

Oltrepassata tale soglia, la cui base si trova a circa 4,5 m di profondità, si accede al Lago dei Limoni, che si affaccia direttamente nella sala principale della grotta emersa. Il Lago dei Limoni, accessibile anche da terra attraverso un passaggio situato sul lato orientale della grotta emersa, misura circa 5 m di diametro e raggiunge, in corrispondenza della soglia con il Salone, circa 4 m di profondità. La strettoia di accesso al Lago dei Limoni è coassiale con la soglia tra il lago stesso ed il Salone e ne ripete la morfologia.
La porzione sottomarina della Grotta Marina di Bergeggi è, unitamente a quella dell’Isola del Tinetto (Area di Tutela Marina Regionale di Porto Venere – La Spezia) la più importante della Liguria per ricchezza dei popolamenti biologici. La tortuosità e la complessità della parte sommersa della Grotta Marina determinano la presenza di gradienti di luce, di idrodinamismo, di sedimentazione e – a causa dell’infiltrazione di acque dolci – di salinità che si traducono in una particolare distribuzione della fauna presente, cosicché dal punto di vista ecologico la parte sommersa della Grotta Marina può essere suddivisa in tre ambienti diversi:
1) la zona di mare prospiciente l’Antro di Remo (l’ingresso principale della grotta emersa);
2) la porzione del settore sommerso orientale composta dal Cunicolo e dal Salone;
3) i due laghi interni.

Nella zona di mare prospiciente l’Antro di Remo il popolamento biologico è riferibile alla biocenosi delle grotte semi-oscure e presenta ancora molte affinità con i popolamenti caratteristici della falesia esterna.
Addentrandosi nelle porzioni interne della grotta si assiste ad un notevole cambiamento del paesaggio: la luce si attenua fino a valori pressoché nulli e, a seconda della morfologia della cavità, il movimento della massa d’acqua può subire rallentamenti o accelerazioni. Proprio quest’ultimo fenomeno costituisce uno dei principali fattori che governano la distribuzione degli organismi della Grotta Marina: mentre la morfologia a tunnel del Cunicolo permette un continuo ricambio di acque, quella a fondo cieco del Salone limita maggiormente il ricambio idrico. Per questo motivo, sebbene il Salone ed il Cunicolo ospitino entrambi un popolamento biologico riferibile alla biocenosi delle grotte oscure, tra questi due ambienti è possibile riscontrare alcune differenze.
Il Cunicolo è infatti colonizzato per tutta la sua lunghezza da grandi spugne, da briozoi e da numerosi serpulidi. Il continuo apporto di sostanza organica garantito dal movimento della massa d’acqua permette a questi organismi di avere una grande disponibilità alimentare che li rende in grado di occupare ampie superfici. Allontanandosi dall’ingresso, nell’ambito di circa dieci metri, si penetra in un sistema a fondo cieco, dove si assiste ad una rapida diminuzione della concentrazione di nutrimento e, di conseguenza, del ricoprimento biologico.

Le pareti del Salone presentano una fascia inferiore a spugne massive, una intermedia dominata da spugne incrostanti, cui nelle porzioni iniziali si aggiunge una peculiare fascia colonizzata dalla spugna Petrosia ficiformis (che qui assume la caratteristica forma “digitata” e la colorazione biancastra tipica degli ambienti di grotta), ed una – presso il soffitto – a basso ricoprimento, con solo serpulidi.

I due laghi interni si distaccano fortemente dal quadro ambientale che caratterizza il resto della grotta a causa del ricambio idrico decisamente minore. Le loro caratteristiche sono simili, nonostante che essi siano tra loro separati e privi di connessioni macroscopiche. Nel Lago dei Limoni, gli organismi in grado di colonizzare le pareti sono rappresentati da spirorbidi, serpulidi e briozoi, ma il ricoprimento biologico è molto basso e sulle pareti si possono osservare ampie zone di roccia nuda. Ancora più estrema è la situazione ecologica del Lago dal Buco. Pur non presentando diretta connessione con il mare, il Lago dal Buco viene influenzato dall’ingresso di acque marine durante le mareggiate e dall’infiltrazione di acque dolci che permeano dalla volta. I pochi organismi presenti appartengono a serpulidi, brachiopodi e spugne. La scarsità di questi organismi fa sì che la roccia si presenti quasi priva di ricoprimento biologico: per questo motivo il settore occidentale viene classificato dal punto di vista biologico come “grotta marginale”.
Studi recenti sulla Grotta Marina hanno evidenziato le principali modalità di distribuzione spaziale e temporale dei popolamenti sessili. Il confronto dei dati lungo serie storiche ha permesso di valutare la variabilità temporale dei popolamenti ed ha evidenziato che, nell’arco degli ultimi decenni, i popolamenti sessili hanno subito significative modificazioni. Queste potrebbero essere il risultato della naturale evoluzione del sistema, ma non si può escludere che impatti di origine antropica possano aver giocato un ruolo importante alterando la struttura della comunità biologica della grotta.

mappa area marina protetta bergeggi